Il Club del Buttafuoco Storico
Tra gli stand - 3

Il Club del Buttafuoco Storico

Il Club del Buttafuoco Storico 30-giugno-2006
Il Club del Buttafuoco Storico ha confermato la propria presenza anche per l’edizione 2006 della manifestazione con un’area espositiva e di degustazioni guidate.
A seguito si riporta una scheda di questa importante realtà vitivinicola italiana.

Secondo la leggenda, i primi a cedere alle lusinghe del Dioniso pavese furono i marinai della Marina Imperiale austro-ungarica che, nel 1800, invece di darsi da fare nella guerra contro i franco-piemontesi, se ne rimasero chiusi in una cantina ad onorare le botti di vino locale, fino allo stordimento. E avranno pur perso la battaglia, questo è vero, ma a guadagnar loro la memoria dei posteri è stato il Buttafuoco, ovvero il distillato che li aveva rapiti.

Un mix unico ottenuto dal vigore frizzante del Barbera, dalla mitezza fruttata della Croatina e dalla singolarità di Uva Rara ed Ughetta di Canneto, in cui un gruppo di 11 produttori dell’Oltrepo pavese ha creduto al punto da fondare, nel febbraio del 1996, il Club del Buttafuoco Storico, che oggi vanta premi e riconoscimenti riscossi nei saloni enologici di tutta la penisola. Un vino che nasce fin sulla vite, al momento della scelta degli acini (sempre i più succosi) per finire, prima del brindisi, nella spuma compatta che avvolge il calice.

Per arrivare a questo, però, è lungo il percorso attraverso una rigorosa serie di esami, effettuati tanto in vigna quanto nelle cantine, dove il distillato rimane almeno due anni prima di impreziosire la tavola con una corposità fine ed elegante. Per le sue caratteristiche, il Buttafuoco si accompagna a selvaggina, carni lesse o cacciagione, nonché a diversi tipi di formaggio, dai passiti ai muffati, al sempreverde grana.

A garantire la qualità del Buttafuoco Storico, la severa prassi produttiva che vincola, per statuto, tutti gli undici viticoltori iscritti al Club: Bruno Barbieri, Davide Brambilla, Giuseppe Calvi, Valter Calvi, Claudio Colombi, Ambrogio Fiamberti, Stefano Magrotti, Franco Pellegrini, Andrea Picchioni, Umberto Quaquarini e Paolo Verdi. Senza mai perdere di vista il rispetto per l’ambiente nelle pratiche colturali, infatti, il Buttafuoco deve discendere da un uvaggio selezionato e fedele alla tradizione, per poi essere affinato in botti di legno di rovere prima di ricevere la garanzia del marchio originale ed essere immesso nel circuito del commercio.

Dopo il vino, oggi, anche la grappa del Buttafuoco è una delle più rinomate eccellenze dell’Oltrepo pavese. E mai nome fu più indicato per un distillato che scivola nello stomaco scaldando il corpo di un fuoco sì penetrante, ma mai aggressivo.
Due esempi di qualità, quelli presentati, che si concretizzano in una filiera distributiva equamente ripartita tra vendita diretta, ristoranti ed enoteche e che per un buon 30% varca i confini nazionali per rispondere alle richieste del mercato straniero.




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